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Federico, libera nos a silentio: teatro e impegno politico di Garcia Lorca

Martedì 16 Giugno 2009 12:23 menostress-Journal - Un the a teatro...
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di Luisa Casasanta

menos10_teatro01 POETA: […] Signore e signori, attenzione; e tu piccolo, sta un po’ zitto. Chiedo che ci sia tanto silenzio da potersi udire il glu glu delle fonti. Se un uccello scuote l’ala, che sia sentito; se agita la zampetta una formicola, sia sentita lei pure; e se un cuore batte con forza, sia come una mano che scosta i giunchi della riva. Converrà che le dame chiudano i ventagli, e le fanciulle estraggano i loro fazzolettini di merletto, per udire e vedere i casi di Donna Rosita, sposata con Don Cristòbal, e quelli di Don Cristòbal, sposato con Donna Rosita. […] Voi potete piangere o ridere… A me non importa niente di niente. Ora me né andrò a mangiare una briciola di pane, una piccola briciola che mi hanno lasciato gli uccelli, e poi andrò a stirare gli abiti della compagnia. (Si guarda intorno per vedere se lo osservano) … Ma voglio dirvi che io so come nascono le rose, e la generazione delle stelle del mare, se nonché…
DIRETTORE: Fate il piacere di star zitto! Il prologo termina dove dice: “A stirare gli abiti della compagnia”.
POETA: Sì, signore.
DIRETTORE: Voi, come poeta, non avete il diritto di scoprire il segreto con cui tutti viviamo.
POETA: Sì, signore.
DIRETTORE: Non vi do forse la paga?
POETA: Sì, signore… Ma Don Cristòbal, io so che è buono in fondo, e dunque anche nella realtà potrebbe esserlo…
DIRETTORE: Imbecille! Se non chiudete subito quella bocca io salgo su e vi spacco quella testa di pan di granturco che avete! Ma chi siete voi per sopprimere questa legge della malvagità?
POETA: Va bene, ho finito; non parlerò più.
DIRETTORE: Oh, nossignore… Dite piuttosto ciò che dovete dire, e che il pubblico sa che è vero.
POETA: … Spettabile pubblico. Come poeta, ho da dirvi che Don Cristòbal… è malvagio.
DIRETTORE: E non può essere buono.
POETA: E non può essere buono.
DIRETTORE: Su, procedete.
POETA: Sì, signor Direttore. E non potrà mai essere buono.
DIRETTORE: Oh, molto bene! Ehm… Quanto vi devo?
POETA: Cinque monete.
DIRETTORE: Ecco a voi.
POETA: No… no signor Direttore, queste sono monete d’oro… L’oro è il colore del fuoco, e io sono un poeta notturno. Me le dia d’argento… Le monete d’argento sembrano illuminate dalla luna.
DIRETTORE: … D’argento? Ma così ci guadagno! Ah ah ah… Poeti… Su, avanti, si comincia!



“La Spagna fu una lezione per tutti gli scrittori del tempo; molti lasciarono per
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Life is a theater: di Giovanni Spadoni, sè stesso e dell'essenza del teatro

Lunedì 16 Febbraio 2009 16:18 menostress-Journal - Un the a teatro...
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di Luisa Casasanta

 

menos09_teat-maschera «C’ero una volta io, ma non andava bene. Mi capitava di incontrare gente per strada e di scambiarci due parole, e per un po’ la conversazione era simpatica e calorosa, ma arrivava sempre il momento in cui mi si chiedeva “Chi sei?” e io rispondevo “Sono io”, e non andava bene. Era vero, perché io sono io, è la cosa che sono di più, e se devo dire chi sono non riesco a pensare a niente di meglio. Eppure non andava bene lo stesso: l’altro faceva uno sguardo imbarazzato e si allontanava il più presto possibile. Oppure chiamavo qualcuno al telefono e gli dicevo “Sono io”, ed era vero, e non c’era un modo migliore, più completo, più giusto di dirgli chi ero, ma l’altro imprecava o si metteva a ridere e poi riagganciava.

Così mi sono dovuto adattare. Prima di tutto mi sono dato un nome, e se adesso mi si chiede chi sono rispondo: “Giovanni Spadoni”. Non è un granché, come risposta:

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