Federico, libera nos a silentio: teatro e impegno politico di Garcia Lorca
di Luisa Casasanta
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DIRETTORE: Fate il piacere di star zitto! Il prologo termina dove dice: “A stirare gli abiti della compagnia”. POETA: Sì, signore. DIRETTORE: Voi, come poeta, non avete il diritto di scoprire il segreto con cui tutti viviamo. POETA: Sì, signore. DIRETTORE: Non vi do forse la paga? POETA: Sì, signore… Ma Don Cristòbal, io so che è buono in fondo, e dunque anche nella realtà potrebbe esserlo… DIRETTORE: Imbecille! Se non chiudete subito quella bocca io salgo su e vi spacco quella testa di pan di granturco che avete! Ma chi siete voi per sopprimere questa legge della malvagità? POETA: Va bene, ho finito; non parlerò più. DIRETTORE: Oh, nossignore… Dite piuttosto ciò che dovete dire, e che il pubblico sa che è vero. POETA: … Spettabile pubblico. Come poeta, ho da dirvi che Don Cristòbal… è malvagio. DIRETTORE: E non può essere buono. POETA: E non può essere buono. DIRETTORE: Su, procedete. POETA: Sì, signor Direttore. E non potrà mai essere buono. DIRETTORE: Oh, molto bene! Ehm… Quanto vi devo? POETA: Cinque monete. DIRETTORE: Ecco a voi. POETA: No… no signor Direttore, queste sono monete d’oro… L’oro è il colore del fuoco, e io sono un poeta notturno. Me le dia d’argento… Le monete d’argento sembrano illuminate dalla luna. DIRETTORE: … D’argento? Ma così ci guadagno! Ah ah ah… Poeti… Su, avanti, si comincia! “La Spagna fu una lezione per tutti gli scrittori del tempo; molti lasciarono per |
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