di Andrea Amici
Nucleare Si...Nucleare No. Questo è il Dilemma!
Si sente parlare spesso in questo periodo di “Ritorno al Nucleare” come scelta obbligata e doverosa per fronteggiare in modo “Pulito” l'emergenza energetica, ovvero come rispondere alla crescente richiesta di Energia, producendola possibilmente senza emissione nell'atmosfera di agenti inquinanti e CO2.
Sulla questione sono in tanti a parlare, spesso senza un minimo di conoscenze tecniche, c'è chi è a favore e chi è contrario, entrambi le parti argomentano con veemenza le loro poszioni; ma qual è la verità? Qual è la scelta giusta? Insomma: Sto Nucleare ce serve o nun ce serve?
In questo breve articolo non risponderemo a questo quesito, ma cercheremo di dare in modo semplice, ragionevole e obiettivo le motivazioni delle due controparti, lasciando al lettore la possibilità di farsi la propria posizione personale.
Perché “Ritornare al Nucleare”? Se ritorno lo vogliamo definire, o come meglio lo potremmo gridare: “Ricominciamo", visto che di Nucleare, prima del referendum del 1986, l'Italia ne ha avuto un assaggio minimo e quasi impercettibile. La scelta del Nucleare si basa su una necessità impellente che la nostra nazione deve assolutamente affrontare in questo periodo: l'aumento progressivo della richiesta energetica di base, cioè l'aumento medio dei consumi. Questa fetta del mercato energetico viene soddisfatto normalmente dai grandi impianti termoelettrici a vapore, in poche parole da impianti di grandi dimensioni, che usano come combustibile carbone o combustibili fossili di bassa qualità, e che sono sempre in funzione. Questi impianti sono la pietra fondante del nostro sistema energetico, ma sono anche la sorgente maggiore di emissioni inquinanti e di CO2. Nonostante il protocollo di Kyoto che l'Unione Europea e l'Italia hanno ratificato, prendendosi l'impegno di una progressiva diminuzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera, l'Italia nel 2010 si trova a non riuscire a rispettare gli accordi presi, e anzi si trova ad aver aumentato le sue emissioni. L'unica alternativa nella produzione elettrica di energia di base ai grandi impianti a Carbone sono l'idroelettrico e il nucleare. Il primo è in Italia ormai saturo da anni, poiché non si hanno altri bacini o corsi d'acqua significativi, quindi l'unica scelta rimasta è inevitabilmente il Nucleare.
Il Nucleare non emette nell'atmosfera anidride carbonica (generata esclusivamente dalla combustione di carbonfossili: carbone, gas naturale e olio combustibile i più usati) ne ossidi di azoto e di zolfo anch'essi molto dannosi per l'ambiente.
Ascoltando dibattiti televisivi o campagne contro il Nucleare, spesso si sente ripetere questo ritornello, "Ma con i soldi per costruire una Centrale, sai quanti pannelli solari possiamo Installare!” Questa affermazione è estremamente falsa e mostruosamente demagogica, punta ad impressionare più che a far ragionare chi la sente. L'energia dal fotovoltaico NON PUO' e non è in grado di sostituire quella prodotta da una centrale nucleare, proprio per quello che è stato detto poco fa, le rinnovabili sono fonti di energia discontinua, di basso rendimento e di elevato costo al kWh e bassa entità, non vengono utilizzate per soddisfare le richieste di energia di base. Inoltre per sostituire i MW di potenza di una centrale a carbone o nucleare (stiamo intorno a 600 – 1000 MW di potenza) servirebbe un'area di pannelli solari immensa, pagati in ordine di impatto ambientale.
In conclusione le motivazioni al Si al Nucleare sono di due tipi, la prima è per la riduzione delle emissioni di CO2, quindi riduzione dell'effetto Serra e del riscaldamento Globale; la seconda è di tipo economico l'uranio, combustibile principale delle centrali ha un basso costo e si trova in zone politicamente più stabili.
NO AL NUCLEARE
Il nucleare viene definita un'energia “Pulita” in riferimento al fatto, come accennato prima, che non produce emissioni di anidride carbonica, che è il maggior responsabile dell'effetto serra, ma ciò non vuol dire che non abbia anch'esso il suo impatto sull'ambiente. Innanzitutto, però, dobbiamo fare chiarezza su vari miti infondati che circondano queste centrali quali la scarsa affidabilità e sicurezza, il rischio di disastri nucleari o la segretezza delle informazioni che dovrebbero nascondere le frequenti fughe di gas radioattivi. Le centrali nucleari hanno investimenti colossali sulla sicurezza attiva e passiva, il nocciolo e protetto dall'esterno da un doppio contenimento in cemento armato, per impedire fughe radioattive e prevenire possibili attacchi terroristici, una vasca inferiore alla zona del nocciolo nel quale precipiterebbe e dove verrebbe spento il nocciolo in caso di fusione, oltre ad essere obbligati a rispettare un livello di piena chiarezza sulle attività svolte, impedendo la possibilità di nascondere od omettere fughe o incidenti. Quindi non è la mancanza di sicurezza in questi impianti che risiedono i nostri dubbi e perplessità. Quali sono quindi le motivazioni che ci spingono ad essere contrari all'utilizzo di questa tecnologia? Una delle motivazioni fondamentali è legata ai residui delle reazioni nucleari le cosiddette “Scorie radioattive” ovvero parte dell'uranio non reagito, più plutonio ed altri residui della fissione, che mantengono la radioattività per migliaia di anni e per loro l'unica alternativa è il contenimento permanente in depositi geologicamente stabili e tali da contenere le emissioni di questi materiali.
Questo punto è importante significa che nell'immediato questa fonte energetica è pulita e rispettosa dell'ambiente (anche se fra poco vedremo che
non è completamente vero), ma in realtà è un avvelenamento lento del nostro pianeta, per non parlare della gestione italiana dei rifiuti, quali prospettive si avrebbero se le scorie non venissero smaltite secondo legge, ma secondo criteri economici e malavitosi? Un'altra motivazione importante è l'impatto ambientale di una centrale nucleare nelle zone limitrofe ad essa, è vero che il rischio di un disastro nucleare (vedi chernobil o three mile island) è pressoché nulla e che la sicurezza è elevata, ma il rischio di piccole fuoriuscite di gas radioattive o la contaminazione di falde acquifere è sempre in agguato, inoltre si rileva un livello di radioattività in quelle zone molto più elevate del normale, con un aumento di malattie quali tumori e leucemie negli abitanti della zona. Tutto ciò è continuo argomento di studio ed analisi e non è necessariamente legato alla presenza della centrale, ma sicuramente contribuisce in buona parte, così come hanno un impatto sulla salute le centrali termoelettriche a carbone o turbogas, o come gli inceneritori, le discariche, i termo-valorizzatori o le fabbriche metallurgiche e le raffinerie.
Al termine di questo articolo ci si aspetterebbe una conclusione, una scelta di campo in favore di una o dell'altra sponda di opinione, ma ci dispiace deludervi: la scelta si o no al nucleare è molto delicata e non è sufficiente questo breve “riassunto”, perché la scelta del nucleare è solo un punto di un problema più esteso e difficile, legato a quello del fabbisogno energetico dove è necessario attivarsi in modo serio e realistico, prevedendo un mix energetico tra nucleare, carbon fossile e rinnovabili ed in particolare un'attenzione seria e vera al contenimento dei consumi.
(Puoi leggere questo articolo nel numero QUATTORDICI del menostressJournal, scaricabile liberamente da QUI !)
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