di Roberta Caterino
” Il primo bicchiere appartiene alla sete, il secondo all’allegria, il terzo alla voluttà, il quarto alla pazzia” – Apuleio- Uno dei piaceri più antichi per l’uomo, il vino, era il grande protagonista di feste, banchetti ed eventi mondani già nella Roma imperiale. Influenzati dai Greci, che consideravano i bevitori di vino puro dei soggetti vicini alla pazzia, anche i romani usavano diluire il vino con miele, erbe e perfino acqua del mare! Chi non poteva permettersi il vino ricorreva ad altre bevande come la Posca, assai diffusa fra i legionari, ottenuta da miscela di acqua ed aceto, e l’Idromele ottenuta con una parte di miele e due parti di acqua piovana.
Chi poteva permetterselo non faceva mancare al proprio banchetto i progenitori degli attuali sommelier, si chiamavano Hastores ed erano degli specialisti accreditati per controllare le dosi e la qualità del vino miscelato, assaggiandolo prima di farlo servire.
I vini che arrivavano a Roma da ogni parte del mondo venivano selezionati da veri e propri funzionari, i Susceptores vini. Si vendevano vini nelle Mensae vinariae nelle Tabernae vinariae, negli Opsonatores, dei ritrovi per pranzi veloci, e nei Thermipolia, luoghi simili ai bar.