di Antonio Menichella
Le mie passioni per il progressive rock, per il rock italiano anni ’70 e per la musica militante, mi hanno sempre spinto a ricercare la qualità laddove il “gran pubblico” (ahimè!) difficilmente riesce ad arrivare.
Eugenio Finardi racchiude un po’ tutte queste caratteristiche. Sebbene non sia stato un artista decisamente progressive, Finardi è stato sempre associato all'inizio della sua carriera con l'etichetta Cramps (Area, Arti+Mestieri, Alberto Camerini, ecc.) ed i suoi musicisti, e ha prodotto degli ottimi album rock con influenze prog e jazz-rock, molto lontani dal tipico stile cantautorale italiano degli anni '70. Gioielli indimenticabili della sua discografia, anche se sconosciuti ai più, sono i primi quattro album realizzati con la Cramps tra il 1975 ed il 1978. 1975:
Non gettate alcun oggetto dai finestrini
Album dell’esordio solista di Finardi, registrato presso il Fono-Roma-Milano Sound Recording di Milano, vede la partecipazione di musicisti e collaboratori di primo ordine:
Alberto Camerini alle chitarre e alla coproduzione, Hugh Bullen al basso, Walter Calloni alla batteria, Giuseppe Banfi alle tastiere e al moog, Lorenzo Vassallo alle percussioni e Lucio Fabbri al violino. Le composizioni risentono appieno del contesto storico/politico/sociale del periodo, tanto da riuscirne a delineare un credibile spaccato.
Se solo avessi, è una chiara critica contro la società consumistica basata esclusivamente sull’apparenza e sulle smanie di possesso, con le chitarre di Camerini ed il violino di Fabbri in grande evidenza.
Quando stai per cominciare, è un inno di condanna verso il servizio militare obbligatorio, sbandierato in un’epoca che farà dell’antimilitarismo uno dei suoi punti di protesta più saldi.
La storia della mente, brano scritto a quattro mani con Claudio Rocchi, è un invito a credere nel proprio vissuto più che a nozioni, leggi e doveri impartiti ed imposti. Un inno alla libertà di pensiero.
Saluteremo il signor padrone è una versione rock di un classico canto di protesta sociale di operai e mondine. Una chiara presa di posizione che fa di Finardi uno dei maggiori rappresentanti della scena militante italiana.
Taking it easy, brano interamente cantato in inglese, è una splendida composizione elettro-acustica dai toni delicati e rilassati (oltre che uno spassionato suggerimento!).
Caramba, semplicisticamente visto come un brano di incitamento alla sommossa, è la chiara rappresentazione in musica di quelli che in seguito verranno ricordati come “anni di piombo”. Un documento storico.
Afghanistan, scritto con Camerini, segue il filo conduttore del brano precedente, segnando un ipotetico parallelo tra la guerra in Afghanistan e gli episodi di guerriglia urbana che imperversavano nelle città italiane in quegli anni (Milano su tutte). Quando si ha il coraggio di dire la verità (seppur scomoda)!!!
(continua… alla prossima con Sugo!)
(Puoi leggere questo articolo nel numero
UNIDICI del
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