di Antonio Menichella
Damien Hirst, artista inglese nato a Bristol nel 1965, ex-capofila dei Young British Artists, è artisticamente noto per aver posto al centro della sua opera il tema della morte.
Notissima è la sua serie dedicata alla storia naturale, in cui i corpi di animali come squali o tigri ma anche pecore e mucche sono imbalsamate e conservate nella formaldeide. Nell’opera “The Phisical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living” (L’impossibilità fisica della morte nella mente di chi vive), l’artista fa notare l’impossibilità per i vivi di concepire l’idea stessa della morte. Con le sue installazioni, Hirst intende esprimere i diversi aspetti della morte, oltrepassando la soglia della paura e della sofferenza fisica, mostrandola come un aspetto normale della vita stessa. L’opera altro non è che uno squalo tigre in formaldeide, la cui vendita nel 2004 rende Hirst l’artista vivente più caro al mondo dopo Jasper Johns.
La natura concettuale dell’opera di Hirst si manifesta proprio nell’utilizzo di materiale destinato ad una sicura disgregazione: i liquidi, infatti, rallentano soltanto il processo di decomposizione che, porterà, in un modo o nell’altro alla distruzione dell’opera. Questo aspetto della sua poetica ricorda il concetto di bellezza espresso da Freud nel suo saggio intitolato “Caducità”: non bisogna essere tristi per il fatto che le opere d’arte sono destinate a scomparire, in seguito alle guerre o alle catastrofi naturali, perché ciò non è sufficiente ad arrestare la creatività degli uomini.
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di Antonio Menichella
Pascali nasce a Bari nel 1925 e muore tragicamente a Roma, a bordo della sua amata moto, l’11 settembre del 1968, a soli 33 anni. Forse l’artista pugliese più grande, certamente il più celebre a livello internazionale, di tutto il Novecento. La sua carriera artistica è breve e folgorante. Figlio di un funzionario di Polizia trasferito a Tirana, in Albania, riporta dalla guerra impressioni infantili che lasceranno tracce nel suo lavoro.
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di Antonio Menichella
(…) Un popolo di razza pura che è cosciente del suo sangue, non sarà mai assoggettato dall'ebreo. Costui non potrà essere che il signore dei popoli bastardi(…)
Ad una visione così diabolicamente distorta della razza ebraica del manifesto dell'antisemitismo hitleriano, espresso nel Mein Kampf, Mauri, attraverso l'opera “Ebrea”, contrappone il manifesto dell'anti-razzismo e della tolleranza a tutti i livelli. Egli innalza l'ebrea della sua performance a paradigma di ogni ingiusta discriminazione: l'ebrea può essere il negro, il giallo, il terrone, l'extracomunitario, il cristiano, il musulmano, il povero, l'handicappato, il malato o semplicemente l'originale, l'anticonformista, lo stesso artista…
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di Antonio Menichella
Sarà il caso, saranno gli eventi, sarà il naturale corso della vita, ma la velocità con cui ormai comunichiamo e ci informiamo ci porta, sempre con maggiore frequenza, ad essere al centro di inaspettati avvenimenti.
Così proprio mentre il “grande capo menostressato” mi sprona via MSN a redigere un nuovo articolo, apprendo dalla TV la notizia della morte di Robert Rauschenberg (TG1 ore 20.00, martedì 13 maggio 2008).
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di Antonio Menichella
"Se volete sapere tutto su di me, non avete che da guardare la superficie dei miei quadri. Eccomi, nulla è nascosto”.
Andy Warhol
Questa sintetica affermazione di Warhol, racchiude in sé tutta l’estetica visionaria e di superficie della Pop Art, che basa le sue fondamenta sulla rappresentazione di immagini dall’impatto grafico e bidimensionale, prediligendo superfici piatte dai colori acidi, violenti, contrastanti ed irreali.
Un classico esempio di opera Pop, assurto ormai a status di icona, è la Marilyn che Warhol, dal 1962, propone nei più disparati abbinamenti cromatici.
Mediante l’adozione della tecnica serigrafica, Warhol spersonalizza la sua pittura rendendola fredda e meccanica. Le immagini, serigrafate su fondi uniformi e vivacissimi, si dispongono sulle enormi tele in apparente disordine, ora sovrapponendosi, ora debordando dai margini, ora lasciando emergere ampie porzioni di fondo. Spesso il soggetto viene reiteratamente proposto e ripetuto, in modo da distruggerne l’espressione mediante l’eccessiva esposizione.
La serie delle Marilyn, come altri ritratti di star e personaggi famosi (tra i quali Liz Taylor e Jackie Kennedy),
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di Antonio Menichella
In un’epoca come la nostra, in cui basta prendere parte ad un reality show o partecipare come tronista ad una banale trasmissione televisiva per essere definito artista, è quanto mai necessario ribadire il ruolo e l’importanza che l’Arte (quella con la “A” maiuscola) ha assunto e assume nel processo evolutivo della specie umana.
Ho ritenuto, dunque, opportuno inaugurare questa nuova (e speriamo lunga) rubrica d’Arte partendo proprio dalla ri-definizione della figura di artista e del suo relativo fare arte nella società contemporanea. Provocatoriamente, e non senza un pizzico di ironia, la scelta è ricaduta su Piero Manzoni e sulla sua bizzarra e discussa opera.
Manzoni è in genere convenzionalmente e correttamente classificato nel movimento del Nouveau Réalisme,
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di Antonio Menichella
In piena campagna elettorale, a un passo dalle elezioni e sotto il continuo bombardamento mediatico, fatto di vecchi slogan, nuovi simboli e improbabili promesse, trovare spazio per parlare di arte risulta difficile, se non proprio impossibile.Ecco quindi spuntare l’idea Franco Angeli, artista silenzioso e spericolato, genio e sregolatezza dei “favolosi” anni ’60, esponente di spicco di quella scena Pop romana conosciuta come Scuola di Piazza del Popolo.Angeli nasce a Roma nel 1935 da famiglia di umili origini e solida tradizione socialista e antifascista. Nella sua opera Angeli depreda ironicamente il repertorio degli emblemi ideologici del Novecento, con uno sguardo privilegiato sulla realtà romana.I suoi quadri hanno come soggetto una vasta simbologia che parte dalla lupa capitolina, passa per la svastica e la falce e martello, e giunge sino all’aquila reale statunitense. Opere che fanno parte di un mondo malinconico e rivoluzionario, privato e pubblico, fatto di pessimismo interiore e di speranza per l’uomo che vive di quello che ha dietro, di quello che ha sotto la sua pelle. Proprio di pelle si può parlare per definire la qualità di superficie viva e sensibilissima dei suoi lavori, pelle velata dal nylon delle calze delle sue donne. Velature che spesso assumono, a seconda del simbolo proposto, un carattere propagandistico o accusatorio. Si potrebbe addirittura ipotizzare una divisione tra simbologia positiva e negativa. Lontano dal voler strumentalizzare politicamente tali simboli, Angeli, tuttavia, li carica di un’estrema emotività nota soprattutto ai giovani della sua generazione, quelli nati durante la seconda grande guerra.Una pittura tutt’uno con l’autore, scriveva Goffredo Parise, che ne parlava come del “prodotto misterioso e perfetto di queste quattro parole: bellezza, grazia, popolare, romana”.
(Puoi leggere questo articolo nel numero QUATTRO del menostressJournal, scaricabile liberamente da QUI !)
di Antonio Menichella - Docente (molto precario) di Disegno e Storia dell’Arte
Con Venere e Mercurio non più opposti, Saturno nel segno e la Luna che continua il suo altalenante influsso, dovrei sentirmi meglio. Invece la mia vena polemica continua a prendere il sopravvento e come sempre, quando ciò accade, non faccio altro che torturarmi la mente con frasi ad effetto. Al momento quella che va per la maggiore è: “L’estetica del lavoro è lo spettacolo della merce umana”, del sindacalista, rivoluzionario anarchico spagnolo Buenaventura Durruti.L’ermetica affermazione racchiude in sé
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