Muraviglie 3
Mercoledì 03 Marzo 2010 00:00
Girando per Roma è facile imbattersi ogni pochi metri in un monumento, un rudere, un opera artistica del passato contrapposta all'invadente tecnologia e modernità.... è anche facile -quasi più dei monumenti di cui sopra- imbattersi in opere dell'ingegno meravigliose... o muravigliose! Elaborazioni grafiche ai limiti della creatività, opere prosaiche o rimate degne dei migliori scrittori del passato... critiche letterarie e cinematografiche riassunte in poche parole..
Garbatella, febbraio 2010:

bye...
Eugenio Finardi - Parte II - Sugo
menostress-Journal - Musica non da tutti...
Martedì 23 Febbraio 2010 00:00
Eugenio Finardi (Parte II)
1976: Sugo
Nel 1976 (era destino!!!), dopo l’aggressivo esordio di Non gettate alcun oggetto dai finestrini dell’anno precedente, Finardi pubblica Sugo.
L’album risulta nel complesso più evoluto musicalmente e contenutisticamente, tanto da riscuotere maggiori attenzioni di pubblico e critica. Sarà forse merito della presenza di due cavalli di battaglia della discografia di Finardi: Musica Ribelle e La Radio. La prima è il vero manifesto artistico e politico del cantautore milanese, sorta di spot promozionale della musica militante nostrana; mentre la seconda, commissionata un po’ per scherzo, come jingle, da Radio Popolare, è un vero e proprio inno alle nascenti radio libere. A rendere l’idea della atipicità della figura di Finardi nel panorama musicale nazionale c’è Quasar, nervoso brano strumentale jazz-rock, improponibile nel disco di un qualsiasi altro “cantautore”, ma perfettamente inserito nella dimensione finardiana più sperimentale. Il brano evidenzia la presenza di alcuni componenti degli Area, che porterà in seguito a più intense collaborazioni (in particolare quella di Paolo Tofani come arrangiatore e produttore). Tuttavia, se si esclude questa breve parentesi strumentale, la natura dell’album resta quella di “dire”, di “comunicare”. Ecco allora Soldi, rabbioso brano di denuncia che parla chiaro sin dai primi versi (“C’è chi c’ha i soldi per ridere e scherzare, c’è chi non ha neanche i soldi per mangiare…”). Finardi è tutto qui. Chiaro, no?!
Ninnananna, raffinata ed essenziale melodia composta da piano e violino, altro non è che una classica… ninnananna.
Sulla strada è una ballata elettroacustica dai toni distesi e rilassati, autobiografica sino al midollo. Voglio, riprende laddove si era fermata Soldi, e cioè dalle speranze e dalle illusioni di una intera generazione che, allora come oggi, vedeva nel futuro solo incertezze e difficoltà insormontabili.
Oggi ho imparato a volare è (a mio avviso) forse il vero capolavoro dell’album. Intima e personale. Un celebre aforisma dice che solo chi è veramente caduto riesce a rialzarsi. [!!!]
La C.I.A., dai ritmi pseudo-reggae e caraibici, è l’immancabile sferzata antimperialista riservata alla potenza statunitense. Ironica ma ugualmente “impegnata” (“La C.I.A. ci spia e non vuole andare più via…”). Grande Eugenio!!!
La paura del domani, che materialmente chiude l’album, completa, con Soldi e Voglio, il trittico delle meraviglie. Finardi ha l’urgenza di denunciare ciò che non funziona (e che mai funzionerà), e lo fa cantando il disagio generazionale che segnerà un’epoca.
(continua… alla prossima con Diesel!)
Dirty Dancing
menostress-Journal - Cultura e Societa'
Sabato 17 Gennaio 2009 02:00
di Serena Originario

"Dirty Dancing" (21/08/1987..in Italia, l'uscita è stata il 13/11/1987).
Prodotto in Usa.
diretto da Emile Ardolino, con Patrick Swayze, Jennifer Grey, Cinthya Rhodes, Jerry Orbach
Come primo articolo di questa rubrica, ho pensato di rendere omaggio ad un attore scomparso da poco e reso famoso da un film, dal budget ridottissimo, che ha fatto sognare tantissimi di noi!
Si tratta di"Dirty dancing", una commedia ambientata nell'America degli anni '60 e l'attore in questione è Patrick Swayze (scomparso a causa di un cancro al pancreas), che nel film interpreta il maestro di ballo Jhon Castle .
Estate 1963, "prima dei Beatles, prima del Vietnam" (come dice la voce narrante): la 17enne colta e sensibile Francis Houseman (chiamata "Baby"),si reca con la famiglia nel villaggio turistico di Catskill Mountains. Questa vacanza era iniziata sotto l'insegna della noia quando, per caso, Baby scopre che tutte le sere il personale d'albergo organizzava delle feste notturne, in cui tutti si scatenavano in veri e propri "balli proibiti".In quest'occasione, non viene solo colpita dall'attrazione per la danza, ma anche per Jhonny (giovane, bello e dannato ma dal cuore tenero..ruolo che consacrò Patrick Swayze il sex symbol degli anni '80!).
L'amore tra i due scoccherà nel momento in cui Penny, un'altra maestra di ballo, rimasta incinta e decisa ad abortire, non potrà partecipare ad un concorso e Jhon dovrà insegnare a Baby a ballare.
Naturalmente, nel film non mancheranno colpi di scena: il padre contrario alla relazione dei due, il proprietario dell'albergo che viene a conoscenza della storia d'amore e licenzia lui....
Anche se la trama è leggera e prevedibile,"Dirty dancing" rimane comunque una delle storie più commoventi e romantiche mai viste al cinema. A far da padrone al film, oltre alla storia d'amore, sono le coreografie dei balli create da Kenny Ortega (regista di "This is it", il documentario...aggiungo io....sul grande Michael Jackson) , la colonna sonora trainata dalla canzone "I've had the time of my life" (duetto di Bill Medley e Jennifer Warnes)che si aggiudicò l'Oscar come Miglior canzone originale e un Golden Globe Awards. Quando esce nel 1987, "Dirty dancing" è un successo planetario e ciò lo dimostra anche il fatto che, il 15 c.m., proprio per ricordare l'attore scomparso, su Italia è stato riproposto il film ed è stato seguito da 3.183.000 telespettatori!
Alcune curiosità? La frase più famosa del film è "Nessuno può mettere Baby in un angolo"...bè, Patrick Swayze non voleva la battuta perchè la trovava insignificante; il film è stato girato fino ad ottobre inoltrato...e Patrick e Jennifer provavano i balli in acqua, mentre il resto della troupe li guardava avvolti in giacconi e guanti! Inoltre, nella colonna sonora, compare anche il brano "She's like the wind" composta e cantata da Patrick Swayze.
Ciao Patrick....
(Puoi leggere questo articolo nel numero DODICI del menostressJournal, scaricabile liberamente da QUI !)
Mario Cottarelli - Prodigiosa Macchina
menostress-Journal - Musica non da tutti...
Lunedì 22 Febbraio 2010 16:36

Mario Cottarelli: Prodigiosa macchina
Nell’era digitale della musica “usa e getta”, degli mp3 e del download facile, potrebbe risultare anacronistico pubblicare un progetto ambizioso e articolato di puro verbo “progressive”.
La volgare frenesia della vita quotidiana ci spinge sempre più ad un consumo superficiale ed indiscriminato di prodotti musicali discutibili (è un eufemismo!), in cui il buon vecchio prog trova spazio solo come “mostro” su cui scagliare sterili critiche. Un capro espiatorio tirato in ballo, da addetti ai lavori e no, ogniqualvolta ci si trovi tra le mani un lavoro bizzarro e/o stravagante.
Il termine “progressive” è divenuto, soprattutto negli ultimi tempi, una sorta di etichetta da sfoggiare in situazioni di dubbio, di incertezza, quando non proprio di ignoranza (scusate la presunzione!).
A questo proposito colgo l’occasione per chiarire (una volta per tutte, qualora ve ne fosse la necessità) i fondamenti del progressive, che è principalmente musica seria, colta. Rivoluzionario fenomeno di influenze e commistioni tra le più disparate culture musicali esistenti, il prog ha avuto il merito di sdoganare tematiche colte, proponendole in un contesto più popolare, quale è quello del rock. Tra le tante: l’introduzione della “suite”, termine in uso nella musica classica per delineare un brano esteso contraddistinto da più movimenti legati tra loro; la composizione pluristilistica che prevede il contemporaneo l'utilizzo di tecniche, moduli e strumenti classici, jazz, folk, etnici ed elettronici; il largo utilizzo di tastiere e strumenti elettronici che, per la prima volta nel rock a scapito delle chitarre, assumono il ruolo di protagoniste assolute nei lunghi slanci virtuosistici; la cura maniacale degli arrangiamenti sia dal punto di vista musicale e tecnico, sia attraverso la ricerca di nuove sonorità; i testi evocativi e impegnati con un utilizzo strumentistico del canto, più una miriade di sfumature e altre qualità che ognuno, a suo modo, può apprezzare.
Ad insindacabile giudizio di chi vi scrive il prog è e resta la miglior espressione ed il più alto punto raggiunto dalla musica rock.
Ciò detto, non c’è da meravigliarsi se un “progger” come Mario Cottarelli, sovvertendo tutte le regole del “music business”, decide di dare alle stampe un lavoro come “Prodigiosa macchina”. Composto oltre trent’anni fa, nell’epoca d’oro del prog, l’album giunge alla pubblicazione solo a fine 2007.
Cottarelli ci propone dunque un’opera composta da tre lunghi brani in perfetto stile prog. Apre l’album l’omonima suite “Prodigiosa macchina” che, con i suoi 21’50’’, offre un completo saggio del fenomeno prog. Non vi spaventi la durata del brano, Cottarelli spazia in lungo e in largo variando, in maniera indolore e accattivante, appena ne ha la possibilità. A farla da padrone un variegato campionario di tastiere e organi. Si va dalle glaciali svisate del synth al classico suono dell’Hammond, qui assai affine all’uso fattone dagli Area. Con periodica frequenza vengono proposti interessanti intermezzi strumentali, ambient e glitch. L’ennesimo intervento d’organo riconduce le sonorità ad un prog sinfonico a metà strada tra i primissimi Genesis e Le Orme. Il cantato è alquanto strano, è un po’ come ascoltare Camisasca interpretare un brano dei Biglietto per l’Inferno. Non proprio consono alla circostanza l’effetto “fiati”, che rischia di risultare assai finto nell’economia strutturale del brano. Al minuto dieci svolta decisiva: esplode una incalzante cavalcata prog (ahimè breve) che per oltre un minuto frantuma ogni schema e riconduce nuovamente ad atmosfere note a Tagliapietra & Co. Minuto tredici nuova frattura: ritmiche spezzate, Hammond e Rhodes in grande spolvero con l’elettronica spaziale e oscura à la Goblin, e in sottofondo cori sinistri ed inquietanti. Minuto diciotto: tonalità scherzose conferiscono al brano una maggiore omogeneità e Cottarelli ne approfitta per dare più risalto alle liriche, colte e significative che arrivano a citare Socrate. Un basso pulsante tra cori e tastiere accompagna l’ascoltatore alla conclusione del brano.
“Il pensiero dominante”, 11’30”, ha una intro strumentale assai interessante: ritmiche frammentate, un vorticoso dialogo Hammond/Rhodes (Goblin/Area) e un ottimo basso. Il cantato, stranamente, non sempre è in linea con la variegata proposta musicale. Ma la svolta arriva al minuto cinque: il clima creato è indubbiamente di matrice “zeuhl”, con Hammond e Rhodes a rincorrersi su ritmi percussivi, a cui si aggiungono dolci incursioni fiatistiche. E’ l’apoteosi! C’è di tutto: dai Magma al Banco del Mutuo Soccorso; dal Biglietto per l’Inferno ai Goblin. Cottarelli chiude così al meglio questo secondo capitolo.
“I cori della Via Lattea”, 8’02”, terzo ed ultimo brano, è anche l’unico strumentale dell’album. L’intro, ancora una volta cupa e spettrale tra kraut-rock e Goblin, è sostenuta da organo e synth. Proseguendo si sviluppano sonorità barocche che rievocano il prog sinfonico di Genesis e Orme, concludendo così il compendio prog di Cottarelli.
L’album, nella sua complessità, risulta comunque digeribile anche ad orecchi poco “allenati”, ed è consigliato a tutti coloro che vogliono allargare i propri orizzonti musicali. Unico neo (Mario mi perdonerà!?) un artwork non propriamente in linea con la proposta musicale.
lend me a hand...
menostress-Journal - Corrispondenze dall'estero
Lunedì 22 Febbraio 2010 16:36

10-20 ottobre; Strumiça, Macedonia; International Youth Exchange “Lend me a hand”; il mio team: Mariagrazia, Mariapina, Stefano, Toto; paesi partecipanti Macedonia, Albania, Bosnia, Italia, Lituania, Polonia.
Notizie dal mondo open-source - 10 - Il vecchio pc...
menostress-Journal - Notizie dal mondo open-source
Lunedì 16 Febbraio 2009 00:00
di Vincenzo Marrone

Cari lettOri (con la O di Opensource), dopo tanti numeri di pausa torna l'angolo dell'Open Source!
Sono stato impegnato in molte attività, ma quella più importante mi permette oggi di scrivervi finalmente di quell'articolo di cui vi avevo annunciato: come poter utilizzare vecchi PC rivalutandoli per più di quanto valgano?
Bene, prima vi spiegerò la mia idea, poi vi dirò come realizzarla!
L'idea è nata perchè avevo un vecchissimo PC (Pentium 1 MMX 330 MHZ e 16 MB di RAM) che mia madre insisteva nel voler buttar via, perchè faceva polvere e occupava spazio... Chiunque di voi, penso, avrà buttato ( o lo sta per fare) un vecchio PC tipo questo perchè ormai “superato”. Ma dove va a finire quella tecnologia obsoleta? Confluisce nella brutta piaga definita E-WASTE (http://en.wikipedia.org/wiki/Electronic_waste). Da qui è nata l'idea di riutilizzare quel PC per uno scopo nobile: non contribuire all'E-Waste e farlo diventare il Web server di casa mia! Cosa è un Web server? E' un server che solitamente ospita tra le sue pagine, un sito internet, un blog, un archivio di foto, come ad esempio Menostress!
Oggi giorno quasi tutti hanno una linea ADSL sempre connessa ad internet a casa propria, e la maggior parte di questi ha un indirizzo mail su cui riceve la posta, ed è iscritto su un sito di “social networking”. Ognuno, quindi, ha la possibilità di essere contattato tramite mail, o tramite un sito da altre persone che conoscono il vostro recapito. Ma a questo punto, non vi piacerebbe che il vostro recapito, supponendo vi chiamiate Pinco Pallino, sia ad esempio Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ? E che il sito www.casapallino.ath.net sia il sito di casa vostra, dove caricate le vostre foto, scrivete i vostri pensieri, controllate la posta da qualsiasi parte del mondo, senza iscrivervi da nessuna parte e senza pagare nessun canone? Ebbene si, si può fare grazie all'Open Source!
Avendo fissato l'obbiettivo, è stato facile cercare i componenti.
Nel primo step, ci serve un sistema operativo piccolo e leggero che non occupi tanto spazio e che non abbia bisogno di troppe risorse.
Avendo ampiamente parlato di Linux, sarebbe bello avere una distribuzione di Linux diversa da quelle di cui abbiamo già parlato, appunto una distribuzione Dannatamente Piccola... Ed ecco a voi “Damn Small Linux” (http://www.damnsmalllinux.org/) ! E' un sistema operativo che potete tranquillamente provare perché è una distribuzione live, cioè potete scaricare da internet l'immagine del CD, masterizzarla e provare a caricarla all'avvio, o provarla in emulazione direttamente dal vostro sistema operativo senza installarla veramente!
Quando spegnerete il PC, tutto tornerà come prima.
Dato che però avete il vostro vecchio PC, inseritevi il CD, e avviatelo..
Una volta pronto vi renderete conto che non è molto differente da un qualsiasi altro sistema operativo, ma la cosa più importante è che occupa pochissima ram e poco disco.
Non vi dico che ci ho giocato parecchio perché è impressionante con quanta rapidità carica il browser, riproduce musica e fa tutto (o quasi) quello che fanno i PC moderni.
Vi invito a fare questo esperimento, potrebbe essere un modo per imparare a conoscere Linux più da vicino e verificare che il vostro vecchio PC è più veloce di quello nuovo!
Nei prossimi articoli vi spiegherò come perseguire l'obbiettivo! Stay tuned!
(Puoi leggere questo articolo nel numero DODICI del menostressJournal, scaricabile liberamente da QUI !)
menostress-Journal n°12
Lunedì 16 Novembre 2009 00:00
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/Francesco
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